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INTERVISTE

15 March 2012

Intervista a Debora Ferrari, critica d’arte e curatrice della mostra Neoludica, evento collaterale della 54^ Biennale di Venezia


1. Dott.ssa Ferrari, lei è una critica d’arte. Può raccontarci come nasce il suo interesse verso i videogiochi e la game art?
Mi sono sempre occupata delle connessioni fra le arti. Ho iniziato giovanissima a progettare eventi espositivi che avessero una serietà scientifica e un linguaggio accessibile al pubblico sia di intenditori che di amatori. Così fin dai primi anni Novanta le mostre e i libri da me curati hanno sempre avuto contaminazioni di vario tipo: arte e teatro, tecnologia e poesia, fumetti e letteratura…
Poi la folgorazione nel 1991 a una mostra curata da Maria Grazia Mattei a Lugano di Computer Art (ho ancora il catalogo, splendido!): l’interattività, la computer art, i primi video sperimentali in 2D e 3D di collettivi artistici come Correnti Magnetiche e Giovanotti Mondani Meccanici, i lavori di Studio Azzurro. Come giornalista seguivo molte mostre in Italia e all’estero ed ero aggiornata su tutte le novità.
Con gli amici artisti e autori di video arte organizzammo una mostra vicino a Busto Arsizio, in una Torre Viscontea a Gorla Maggiore, intitolata ‘L’immagine Luminosa’ dove invitammo anche questi collettivi e altri autori che oggi sono tra i più famosi al mondo nei loro settori.
I videogiochi erano entrati nella mia vita di ragazzina con la console Philips degli sport: amo ancora la grafica di Pong in quella versione… forse mi hanno segnato il percorso critico amante dell’arte astratta…!
Ecco che poi negli anni Novanta, verso la fine, gli artisti che seguivo iniziavano con la Net.Art, i primi siti creati come opere d’arte; ed ecco di nuovo riaffiorare molta grafica dei videogiochi coevi e del passato, parte del bagaglio culturale di tutti noi.
Nel 2008 con Luca Traini abbiamo pensato che sarebbe stato bello organizzare una mostra di artisti che lavorano ai videogiochi coi castelli valdostani (erano appena stati scoperti degli affreschi del XII sec. al Castello di Quart con la leggenda di Alessandro Magno: un meraviglioso war game dell’epoca!) e così abbiamo realizzato la prima mostra di Beni Culturali e videogiochi al centro Saint-Bénin di Aosta, prodotta con l’Assessorato alla Cultura e Istruzione della Regione Autonoma Valle d’Aosta.
Abbiamo avuto anche il patrocinio del CNR: per il profondo lavoro scientifico volto a qualificare il videogiochi nelle nuove pratiche artistiche contemporanee. Che soddisfazione!
 
2. Perché a suo avviso anche i videogiochi possono essere considerati delle opere artistiche?
A parte un discorso contemporaneo viziato dal mercato, a parte ciò che proprio è solo sfogo creativo personale, l’Arte in tutte le epoche ha sempre assolto a delle funzioni nella società. Non tutti i videogiochi sono arte (come non tutta la fotografia, non tutto il cinema, non tutta la pittura, eccetera, è Arte), ma alla base c’è l’arte e la sapienza artistica degli autori e anche dei game designers. I giovani artisti che creano hanno abilità artistiche e conoscenze iconografiche molto profonde. Manca forse una cosa per far diventare Arte tutto questo processo: la consapevolezza dell’artista della libertà del mezzo. Nella Game Art questo c’è, nella game art (dei videogiochi) c’è ancora molto da conquistare.
Viviamo oggi un momento intermedio: come cento anni fa quando Pastrone e D’Annunzio crearono il primo cinema d’arte e gli americani guardarono a noi per trasformare quello che era un ‘fenomeno da baraccone’ in una espressione artistica destinata a diventare l’industria più importante del XX secolo. In questa fase intermedia assistiamo a una commistione strana, che io chiamerei ARTEinment (innestando le due parole ARTE e Entertainment), ovvero una osmosi tra i linguaggi che porterà alla nuova arte del XXI secolo. Probabilmente -come dice Salvatore Mica di E-Ludo- fra qualche anno non chiameremo più ‘videogiochi’ i videogiochi!
Diciamo che il videogioco è la prima arte a essere consapevole della propria finzione, a differenza delle altre che hanno sempre cercato una somiglianza o un contrasto con la Natura.

3. Quali sono i progetti che ha realizzato fino ad oggi in Italia per promuovere il riconoscimento artistico-culturale dei videogiochi? Può anticiparci i suoi progetti futuri?
Ho già parlato di “The Art of Games, nuove frontiere tra gioco e bellezza”, ad Aosta nel 2009, la prima, che ha anticipato anche lo Smithsonian (!). Nel 2011 abbiamo portato (con Luca Traini, Ambra Bonaiuto, Salvo Mica, Salvo Fallica, Elena Di Raddo, Alessandra Coppa, Matteo Bittanti, Domenico Quaranta, e molti ancora) ‘Neoludica. Art is a Game 2011-1966’ alla 54. Biennale di Venezia, dove siamo stati accolti tra gli eventi collaterali.
Per la prima volta i videogiochi –proprio insieme e grazie ad AESVI- sono entrati in una manifestazione di tale importanza mondiale. La Biennale ha raggiunto il record di 440.000 visitatori, Neoludica 20.000, quindi un bel successo! Ora prevediamo di esportarla in un itinerario di Musei italiani e stranieri per dialogare con le varie Game Culture e dar voce agli artisti nazionali e internazionali, legati all’industria e indipendenti.
Ho organizzato il primo Convegno all’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti sui videogiochi nel 2009 (durante la Biennale di Venezia ‘Fare Mondi’), ho partecipato alle conferenze organizzate dall’Archivio Videoludico di Bologna (Far Game, 2011), dall’Arca dei Videogames del Candiani di Mestre (Mestre Film Festival, 2011), a Roma da Università La Sapienza (Archeoludica, 2011) e da AESVI (Games Forum, Camera dei Deputati, 2010), a Cartoons on the Bay (Rapallo, 2010) e all’IVDC di Milano (IULM, 2009).
Come blogger  curo neoludica.blogspot, deboraferrariartcommunication.wordpress e collaboro con alcuni siti e associazioni che seguono l’arte interattiva, la game art, la Game Culture.
Prossimi progetti? Oltre a esportare Neoludica offrire come servizio al mondo video ludico, ai publishers, agli sviluppatori, le nostre risorse culturali e l’esperienza in ambito di comunicazione e progettazione di eventi per far uscire il videogioco dall’ambito dei suoi –pur numerosissimi- referenti e accreditarlo nel mondo culturale ufficialmente, per raggiungere anche quel milione di fruitori dell’arte –almeno in Italia- che magari non giocano e si perdono delle grandi emozioni!
 
4. Nell’ambito della critica d’arte, può dirci se a livello italiano e internazionale esiste la consapevolezza che i videogiochi siano una forma d’arte?
Ancora troppo poco. Ci sono molti studi tecnologici, psicologici, sociali, ma ancora poco per la vera critica d’arte videoludica. Anche perché occorre formare i giovani critici di queste nuove discipline, dar loro gli strumenti per connettere questi linguaggi e creare dialogo su questo potente medium.
Però se consideriamo che solo in Neoludica abbiamo avuto 15 curatori di sezione, tutti critici o storici e specialisti, una buona ‘falange’ di critica militante in senso artistico l’abbiamo!
 
5. Quali consigli darebbe ad un giovane artista che desideri avvicinarsi alla game art?
Se è un artista che usa tecniche tradizionali e si avvicina alla game art, di dar sfogo a tutte le sue capacità creative usando soprattutto i mezzi tecnologici: lì nascerà qualcosa di nuovo, col suo immaginario e l’applicazione tecnologica, i programmi.
Se è un artista sviluppatore di non snobbare la cultura, la storia dell’arte e delle immagini, della filosofia e della tradizione popolare: solo continuando a innestare l’eredità che abbiamo (e noi italiani abbiamo un vantaggio in questo) con innovazioni legate sia ai mezzi che ai linguaggi nascerà qualcosa di nuovo!
A entrambi: giocate e andate a vedere tante opere d’arte, di tutti i tempi, di tutte le epoche e di tutte le etnie.

Contatti: neoludica@gmail.com; è su Facebook, LinkedIn, Twitter, YouTube. www.neoludica.blogspot.com