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INTERVISTE

16 June 2014

AESVI intervista Federico Fasce, Co-founder e direttore creativo di Urustar



 
 
1. Federico, puoi raccontarci chi sei e di cosa ti occupi in Urustar?

Sono da sempre un grande appassionato di giochi. Il mio primo incontro con i videogame risale ai primissimi anni ’80 con Asteroids. La passione non si è mai spenta e sono riuscito a farla diventare un lavoro dal 1996. Oggi sono il creative director di Urustar. Siamo un team piccolo quindi tutti ricopriamo contemporaneamente ruoli diversi. Io in particolare mi occupo di game design e di programmazione, oltre che di definire la visione creativa dei progetti. Inoltre insegno game design all’Università e cerco di avvicinare le persone a questo mondo, provando a trasmettere loro questa passione.

2. Il prossimo 27 giugno Urustar organizza a Genova “Game Happens!”. Perché avete deciso di lanciare questo evento? A chi si rivolge, come sarà strutturato e quali sono gli obiettivi che vi proponete di raggiungere?

Game Happens! (http://gamehappens.com) è un’idea nata in collaborazione con Genova-Liguria Film Commission, che gestisce un polo creativo in cui trovano la propria sede un nutrito gruppo di aziende creative (tra cui Urustar). Abbiamo deciso di lanciare questo evento perché riteniamo che ci sia bisogno in Italia, e in particolare a Genova, di più occasioni di incontro tra le aziende che già lavorano nel settore e i giovani che vorrebbero cominciare a sviluppare giochi. L’evento si rivolge a studenti e studentesse e chi già lavora nel settore indipendente, con l’obiettivo di offrire una serie di strumenti e conoscenze utili a capire come muovere i primi passi nel mondo del game development. Game Happens! è strutturato in due parti. La prima, Overworld, è un workshop di taglio istituzionale con una serie di speech di persone che operano nel mondo dei giochi a livello nazionale e internazionale. La seconda, Underworld, è più informale, con uno spazio dedicato a discussioni libere e un altro che mostrerà alcuni giochi indipendenti italiani di prossima uscita. Il nostro obiettivo è da una parte quello di creare valore per i partecipanti, e dall’altra quello di incontrare i gruppi che stanno cominciando a fare giochi in modo da stringere rapporti e portare avanti progetti collaborativi. 

3. L’apertura della giornata sarà affidata a Rami Ismail, Co-Founder e Business Development di Vlambeer, una delle realtà più interessanti dell’industria dei videogiochi olandese. Perché questa scelta?

Vlambeer è stata aperta quattro anni fa da due persone. Oggi ha una ventina di titoli all’attivo, l’ultimo dei quali, Luftrausers, è rientrato dei costi di un anno e mezzo di sviluppo nel giro di soli tre giorni. A livello di business sono un esempio eccellente di realtà piccola e sostenibile. Inoltre sono parte di un progetto di incubazione di piccole aziende videoludiche come il Dutch Game Garden (http://www.dutchgamegarden.nl), un modello che vorremmo vedere realizzato anche a Genova. In più Rami si occupa di game evangelism e di mostrare alle persone come costruire un’industria sana e sostenibile come quella che si è sviluppata nel contesto olandese. Ci sembrava la persona perfetta per i nostri obiettivi. 

4. All’evento sarà presente anche AESVI e ne approfittiamo per ringraziarti per l’invito. Come vedi il lavoro che l’Associazione sta portando avanti con il programma AESVI4Developers e su che cosa ti piacerebbe che lavorassimo nel prossimo futuro?

Credo che negli ultimi anni AESVI stia lavorando molto bene sul programma riservato agli sviluppatori. La GamesWeek è un evento molto importante, e personalmente ho trovato molto ben fatto lo spazio riservato agli sviluppatori indipendenti. Oggi credo sia importante, soprattutto per il nostro paese, sostenere molto le piccole realtà perché creano un terreno fertile che può giovare anche all’industria dei cosiddetti titoli AAA. Mi piacerebbe molto vedere AESVI continuare su questa linea, magari promuovendo un indie booth italiano alla GDC Europe/GamesCom e creando occasioni per mettere in evidenza questo lato del mondo dei giochi. 

5. La Liguria è una regione che storicamente ha visto crescere diversi studi di sviluppo e oggi più che mai c’è un grande fermento. Come vedi lo scenario del game development nella tua regione e più in generale in Italia?

Dirò di più. La Liguria è sempre stata una regione ad alto tasso di creatività. Se nel mondo dei videogiochi abbiamo esportato eccellenze come Christian Cantamessa – che è stato lead designer di Red Dead Redemption – nel mondo del fumetto avevamo, fino a qualche decina di anni fa, i migliori disegnatori e sceneggiatori Disney. Tanto che molti personaggi sono stati creati qui e successivamente “esportati” nel resto del mondo. C’è stato un periodo di stasi, soprattutto dopo il 2000, ma ora sembra che le cose si stiano riprendendo. La crisi, in qualche modo, è un volano per l’impresa: molti giovani non trovando lavoro provano a crearselo. E fare videogiochi oggi è più accessibile di 5–10 anni fa, quindi è normale che ci sia movimento. Mi piacerebbe solo vedere più apertura nella mia regione: i team che fanno giochi tendono a lavorare da soli e scambiarsi poco esperienze e conoscenze; vorrei che si mostrassero e si facessero conoscere, perché crescere insieme è importante. In Italia la situazione è un po’ migliore. Nonostante i molti problemi oggi abbiamo una serie di realtà che si sono fatte conoscere a livello mondiale: penso a Untold Games con Loading Human e la realtà virtuale, ai ragazzi di Mixed Bag che stanno per pubblicare ben due titoli con Sony (forma.8 e Futuridium), a Santa Ragione e MirrorMoon che, partito da una Game Jam è stato nominato all’Independent Game Festival 2013 per il Nuovo Award. Insomma, l’Italia sta crescendo e non posso che esserne felice.