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INTERVISTE

31 August 2015

AESVI intervista Niccolò Sanarico, Associate di dPixel, e Andrea Postiglione, CEO di Mangatar, in occasione del lancio di due iniziative dedicate ai game developer alla ricerca di finanziamenti. Un workshop sul Venture Capital e una call for startups per partecipare a Slush 2015, uno dei più importanti eventi in Europa per startups e investitori nel settore tecnologico.


1. Puoi spiegarci chi sei, di cosa ti occupi e che ruolo hai in questo progetto promosso da AESVI in partnership con dPixel?
Mi chiamo Niccolò Sanarico, sono un ingegnere informatico con un passato in consulenza, ed oggi faccio parte del team dPixel, dove mi occupo in particolare di scouting, valutazione ed investimento in startup digitali, oltre alla gestione di alcuni degli investimenti effettuati. Con il gruppo di lavoro guidato da Thalita Malagò, Andrea Postiglione e Gianluca Marani mi sono occupato di organizzare il programma del workshop, e prenderò parte come speaker, condividendo la mia esperienza con i partecipanti per quanto riguarda il mondo del Venture Capital.
 
2. Secondo l'ultimo censimento realizzato da AESVI in collaborazione con l'Università Bocconi, il 90% dei Game Developer italiani si finanzia con risorse proprie, mentre solo il 10% ha ricevuto fondi da VC negli ultimi 3 anni. Sulla base della tua esperienza come interpreti questo dato e come vedi il rapporto tra VC e Game Developer nel suo sviluppo futuro?
Il dato è molto interessante, e disegna per il panorama del gaming uno scenario molto incoraggiante, dato che il VC come fonte di finanziamento è particolarmente selettivo (una metrica spesso condivisa è che un VC decide di investire in meno di 1 progetto ogni 100 che riceve). Tuttavia, quello che credo non emerge dal censimento è la quantità di progetti che non hanno raggiunto uno stabile flusso di risorse per autofinanziarsi, e non sono riusciti a raccogliere investimenti esterni, trovandosi cosi molto spesso a dover rinunciare a portare avanti il proprio progetto imprenditoriale. Fermo restando che un buon prodotto, un grande team ed una forte visione sono essenziali per creare un'impresa di successo, credo che ancora troppo spesso esiste una barriera comunicativa tra imprenditore ed investitore, che spesso ostacola l'accesso a fondi a progetti meritevoli.
 
3. A che tipo di target si rivolgono queste iniziative? Perché un Game Developer dovrebbe partecipare? Che cosa può ragionevolmente aspettarsi?
Iniziative come questo workshop si adattano particolarmente bene a team di recente formazione, che stanno lavorando al loro primo o secondo titolo e stanno cominciando ad interrogarsi sui diversi modi di finanziare la propria crescita. Anche team più maturi, ma che non hanno mai intrapreso un percorso di raccolta di capitali (preferendo l'autofinanziamento) possono trarre beneficio da questo percorso. Inoltre, per fornire un set di strumenti completo, stiamo preparando sessioni legate a metriche, distribuzione e rapporti con i publisher, in modo da fornire un panorama sufficientemente articolato per chi sta avviando e facendo crescere il proprio Game Studio.
 
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 1. Puoi spiegarci chi sei, di cosa ti occupi e che ruolo hai in questo progetto promosso da AESVI in partnership con dPixel?
Sono Andrea Postiglione, amministratore delegato di Mangatar, vengo dal mondo del design, ma oggi il mio lavoro è dare vita a universi immaginari nei quali si possono realizzare i propri sogni: il lavoro più bello del mondo, no? Certo, se si escludono le bollette da pagare e la fila alla camera di commercio… In team con Thalita Malagò, Niccolò Sanarico e Gianluca Marani stiamo provando ad affilare le armi dei developer italiani per essere più competitivi sul mercato internazionale e trovare le risorse per realizzare progetti più ambiziosi.
 
2. Secondo l'ultimo censimento realizzato da AESVI in collaborazione con l'Università Bocconi, il 90% dei Game Developer italiani si finanzia con risorse proprie, mentre solo il 10% ha ricevuto fondi da VC negli ultimi 3 anni. Sulla base della tua esperienza come interpreti questo dato e come vedi il rapporto tra VC e Game Developer nel suo sviluppo futuro?
Si tratta di un risultato migliore di quello che sembra, visto anche il numero esiguo di VC in Italia. Però questo dato è poco significativo se correlato al numero complessivo dei developer e dall’importo dei finanziamenti. Numeri troppo piccoli se confrontati alla grandezza dei consumi nel solo mercato italiano. Ma questo dipende anche dal fatto che molti developer, sopratutto i team più giovani che nascono nelle jam o nelle università, non si rendono ancora conto di avere bisogno di investimenti importanti per realizzare e far crescere i propri progetti in un mercato globale, né sono consapevoli della necessità di saper comunicare la propria idea d'impresa a un venture. Si tratta curiosamente di un fenomeno che interessa anche i team più maturi e strutturati: nonostante il bisogno vitale di risorse finanziare per crescere, non si è capaci di trasmettere le informazioni giuste agli investitori, e occorre imparare a farlo.
 
3. A che tipo di target si rivolgono queste iniziative? Perché un Game Developer dovrebbe partecipare? Che cosa può ragionevolmente aspettarsi?
Il percorso pensato per il workshop insieme a Niccolò nasce proprio dal confronto tra le esigenze dei developer e le aspettative dei venture. Penso che un’esperienza del genere possa far bene sia ai team con poca esperienza sia alle imprese più solide, che potrebbero guardare a questo tipo di operazioni finanziarie come a una valida opportunità di crescita. In definitiva, il workshop è uno strumento pensato per accordare le frequenze di comunicazione tra sviluppatori e finanziatori, entrambi attenti a una gran quantità di dati, ma spesso incapaci di parlare la stessa lingua. Pensatelo come un ottimo traduttore simultaneo!